martedì 18 settembre 2018

Sogni, frammenti di realtà.



Domani vorrei svegliarmi e vivere una giornata tranquilla.
Uscire dalla tua gabbia, scappare.
Domani vorrei distruggere tutte le tue costrizioni, dimenticare che esisti e sentirmi libero.
Libero di andare e camminare.
Non conosco la mia meta, non conosco data di arrivo, non conosco il percorso.
Ma cammino con i mie piedi e guardo indietro per ricordare le catene spezzate.
Domani vorrei svegliarmi e riconquistare la mia dignità.
Sogno questo tutti i giorni, i giorni sono diventati mesi e poi anni.
Ma sogno, immagino e dipingo quadri nella mia mente.
Scatto fotografie, raccolgo frammenti, sono frammenti della mia vita.
Ricordi spezzati, abbandonati, forse miraggi.
Io mi sento libero! Sempre e comunque.
Ogni giorno raccolgo e tengo da parte tutto quello che tu spezzi e abbandoni.
Ora sono ancora dietro di te.
Un giorno, nel mio futuro, vorrei svegliarmi ed essere davanti a te.
Un giorno sarà così e tu correrai, per starmi dietro, raggiungermi.
Dovrai essere molto brava a mantenere il mio passo.
Gli anni passati dietro di te sono stati per me un allenamento continuo.
Tu, non hai mai capito questo.
Io, non ero il numero due, imparavo, apprendevo, capivo.
Picchiavi duro e io incassavo, cadevo e mi rialzavo, mi spezzavi, ma io guarivo.
Non hai mai avuto coscienza di te stessa.
Io si!

mercoledì 25 luglio 2018

IL GIGANTE



Tanti anni fa, in un piccolo paese, viveva il gigante. Era chiamato da tutti in questo modo perché era un uomo fisicamente imponente ed era rispettato da tutti.
Faceva un lavoro umile, il fabbro, ma con il passare del tempo era diventato anche un punto fermo della società, un uomo di sani principi, onesto, lavoratore. Tutta la gente del paese e anche della valle ascoltavano sempre le sue parole, era dotato di una umanità ed intelligenza fuori dal comune. In qualsiasi disputa veniva sempre chiesto un suo parere e la sua ragione.
La vita era stata dura con lui, una epidemia si portò via tutta la sua amata famiglia e il dolore viveva sempre nei suoi occhi.
Ma nonostante questo si era imposto di vivere per il bene di altri.
Il suo aiuto ai più poveri e miserevoli, ai bisognosi, non mancava mai nella visione della sua vita, diceva sempre che il suo denaro era il denaro di tutti.
Era il "gigante" non più per il suo fisico ma per le sue azioni e per la sua grande umanità.
Ma poi, un giorno, anche lui si ammalò, era una malattia strana, nessuno conosceva veramente questa malattia, era una malattia che faceva paura, una malattia antica, una malattia che poi per l'intero paese e tutta la valle era diventata "il tocco del diavolo".
Il tempo passava e lui non era più il gigante, era l'indemoniato. Tutto quello che era, il suo essere, è stato cancellato e la sua bontà, l'altruismo, la costante volontà di aiutare i più bisognosi erano finiti nel pentolone del "peccato".
Lentamente è stato emarginato e dimenticato da tutti, anche dalle persone che in passato avevano assaporato la sua grande umanità.
Ma lui non è mai cambiato, nonostante tutto è rimasto il gigante che era e credeva ancora in tutto quello che era prima della malattia.
Ma le persone e il mondo possono essere cattivi e non credevano più. Lui non era più da considerare e tutti lo hanno abbandonato.
La leggenda racconta che in una bellissima mattina invernale il grande uomo si incamminò piangendo verso i boschi e le grandi montagne, dove nessuno osava andare e non se ne ebbero più notizie per molti anni.
Ma più il tempo passava e più si ascoltavano tante storie diverse, raccontate da chi osava inoltrarsi, prima nei grandi boschi e poi su, per vette inaccessibili
La sua leggenda fa eco in queste grandi montagne, tutti dicono che le fate dei boschi e delle montagne fecero un grande regalo al gigante, gli regalarono l'immortalità. Molte persone nel passato hanno tentato di attraversare i boschi  e scalare le grandi montagne, spesso si sono trovate in difficoltà e giurano che un gigante è venuto in loro soccorso e tutti raccontano di questo incontro meraviglioso, ricordano quanto fosse forte e gentile, ricordano il profumo dell'aria che respiravano ed era tutta una magia di infinita bontà. Ma ricordano anche i suoi occhi e il suo dolore, che vi si rispecchiava dentro.
Ora: dicono che l'uomo ha emarginato, offeso e deluso il gigante.
Ma la nostra storia ci dice che lui crede ancora nell'uomo, non importa quello che ha subito.
Ai giorni nostri i suoi boschi e le sue montagne non sono più inaccessibili, ci sono strade, esistono sentieri, ci sono guide e ogni anno migliaia di persone camminano su questi sentieri e scalano le sue montagne.
Tutti vogliono incontrare una leggenda, uno spirito libero, un uomo buono, un uomo giusto.
Potete andare anche voi, il gigante è sempre là e se avete bisogno sarà sempre al vostro fianco.








mercoledì 18 luglio 2018

CHI E' FOLLE?

Buongiorno, lei conosce il motivo del suo internato? Riesce a spiegarselo?
Buongiorno a lei dottore, io sono qui, anzi io sono venuto qui, perché vengo chiamato “Al matt”, forse vengo chiamato in questo modo perché sono sporco, perché non parlo con le persone per giorni o settimane, sono il matto che vive in una capanna nel bosco, vivo di caccia e pesca, faccio qualche miserevole lavoro per poche lire e dipingo quadri, ogni tanto riesco a venderne qualcuno sempre per poche lire. Io sono in questo posto per questi motivi. Sono ragioni che non piacciono alla vostra società, io sono per la società da voi costruita emarginato e folle.

lunedì 2 luglio 2018

Mamma, grazie


MAMMA
Una parola che è la sintesi di cura e amore. Solitamente è la prima parola che viene pronunciata.
Ma questa non è semplicemente una parola, è un mondo, un mondo fatto di amore, speranze, dubbi,paure e certezze. Siamo nati d'amore e l'amore è nostra madre.
Oggi mia mamma ha 85 anni e la mia epilessia le ha tolto il diritto di invecchiare serenamente.
Mia mamma vive in Lombardia e io in Emilia Romagna, spesso passa dei mesi da me, ma la mia epilessia non è molto (se posso dire) docile e molte volte è costretta nel vedermi mentre la mia patologia da il meglio di se stessa.
Non è un “bel vedere” e dopo ogni mia crisi, quando mi sono “ripreso”, guardo gli occhi di mia mamma e sono occhi che non vorrei vedere. E' uno sguardo che trasmette tutta l'impotenza, la frustrazione e forse anche la rabbia che ha provato pochi minuti prima.
Lei, se fosse possibile, darebbe la sua vita in cambio della mia guarigione, è tua mamma, sei cresciuto nel suo grembo per 9 mesi e non vuole vederti così, non se ne fa una ragione, vorrebbe fare un miracolo ma non può.
Cara mamma , tu sei già il miracolo nella mia vita, tu non devi scambiare la tua vita con la mia, tu devi stare al mio fianco e combattere, lottare.
La mia è una malattia, niente di più niente di meno, non vi sono colpe.
Ricordo ancora il giorno che papà ci ha lasciato, il tumore è stato molto veloce con lui, io ero un bimbo e tu una giovane donna e con noi c'era anche la mia sorellona, ma tu sei stata grande, forte.
Avevi 2 figli da crescere e così hai fatto. Ora devi ritrovare tutta quella forza, non farti intimidire, non avere paura. Guarda la mia malattia con occhi diversi, guarda l'epilessia con rabbia e non con dolore e sofferenza.
Mamme che avete a che fare tutti i giorni con le epilessie, dovete essere forti, ferme e incrollabili nella vostra battaglia, sorridete anche nelle giornate più buie.
Le epilessie sono balorde, ingannevoli e sfuggenti, ma voi siete troppo importanti per noi, voi mamme, a volte, dovete essere quello che noi non siamo, spesso vi viene chiesta una forza straordinaria.
Una forza che solo una mamma può avere.