giovedì 14 marzo 2019

LUCI & OMBRE


Ecco quello che sono, non capisco mai con la mia epilessia da che parte vado. Forse entrambe le zone? Mi piacerebbe essere il Caravaggio della situazione e usare la luce a mio piacimento. Ma spesso questo non è possibile, sulla tavolozza i colori che compongono il quadro sono già pronti.
Sono consapevole di questo, ogni giorno, settimana o mese. Misurazioni del tempo che passa. Valutazioni di quello che è successo, valutazioni del tuo presente. Speranze per il futuro? Tante, mai perse, mai abbandonate e cercate. Nuovi sentieri, nuove vie, nuove strade. Un girovagare infinito per trovare il MIO dipinto. Quello che più mi piace, quello che mi riempirà cassetti vuoti, armadi vuoti. Una volta ricolmi e poi lentamente svuotati dalla malattia. Crateri che la patologia forma, plasma e modella a suo piacimento. E' ora di riempirli, forse non più con le vecchie cose, non importa! Ne troverò di nuove.
Non posso più aspettare, devo muovermi.


lunedì 11 febbraio 2019

CHE DISASTRO I MIEI PRIMI DUE ANNI




Ora ne sono passati 5
Epilessia!
Da me non veniva neanche considerata una malattia.
Si certo prendevo delle medicine e la storia era chiusa per me.
Ma i giorni e i mesi passavano e tutto peggiorava.
Ma io non ne volevo sapere.
Più peggiorava la malattia più peggiorava Davide nella sua “non accettazione”.
Crisi con perdita totale di coscienza, convulsioni, ma io guidavo.
Guidavo per recarmi al lavoro.
Follia pura, senza se, senza ma.
Follia, schizofrenia, pazzia: quadri clinici ben precisi.
Io non rientravo in nulla di tutto ciò, era orgoglio e cecità assoluta.
Due anni senza nessun rispetto di chi ti vuole ancora bene.
Due anni senza rispetto della tua vita.
Due anni senza rispettare anche la vita di chi vive in questo mondo insieme a te.
La guida, solo uno dei tanti esempi che potrei citare.
Ora quei periodi sono passati.
Ma da parte mia c'è ancora molto su cui lavorare.
Spero di riuscire.


lunedì 31 dicembre 2018

IL GIGANTE del 365° giorno

Tanti anni fa, in un piccolo paese, viveva il gigante. Era chiamato da tutti in questo modo perché era un uomo fisicamente imponente ed era rispettato da tutti.
Faceva un lavoro umile, il fabbro, ma con il passare del tempo era diventato anche un punto fermo della società, un uomo di sani principi, onesto, lavoratore.
Tutta la gente del paese e anche della valle ascoltavano sempre le sue parole, era dotato di una umanità ed intelligenza fuori dal comune. In qualsiasi disputa veniva sempre chiesto un suo parere e la sua ragione.
La vita era stata dura con lui, una epidemia si portò via tutta la sua amata famiglia e il dolore viveva sempre nei suoi occhi.
Ma nonostante questo si era imposto di vivere per il bene di altri.
Il suo aiuto ai più poveri e miserevoli, ai bisognosi, non mancava mai nella visione della sua vita, diceva sempre che il suo denaro era il denaro di tutti.
Era il "gigante" non più per il suo fisico ma per le sue azioni e per la sua grande umanità.
Ma poi, un giorno, anche lui si ammalò, era una malattia strana, nessuno conosceva veramente questa malattia, era una malattia che faceva paura, una malattia antica, una malattia che poi per l'intero paese e tutta la valle era diventata "il tocco del diavolo".
Il tempo passava e lui non era più il gigante, era l'indemoniato. Tutto quello che era, il suo essere, è stato cancellato e la sua bontà, l'altruismo, la costante volontà di aiutare i più bisognosi erano finiti nel pentolone del "peccato".
Lentamente è stato emarginato e dimenticato da tutti, anche dalle persone che in passato avevano assaporato la sua grande umanità.
Ma lui non è mai cambiato, nonostante tutto è rimasto il gigante che era e credeva ancora in tutto quello che era prima della malattia.
Ma le persone e il mondo possono essere cattivi e non credevano più. Lui non era più da considerare e tutti lo hanno abbandonato.
La leggenda racconta che in una bellissima mattina invernale il grande uomo si incamminò piangendo verso i boschi e le grandi montagne, dove nessuno osava andare e non se ne ebbero più notizie per molti anni.
Ma più il tempo passava e più si ascoltavano tante storie diverse, raccontate da chi osava inoltrarsi, prima nei grandi boschi e poi su, per vette inaccessibili
La sua leggenda fa eco in queste grandi montagne, tutti dicono che le fate dei boschi e delle montagne fecero un grande regalo al gigante, gli regalarono l'immortalità. Molte persone nel passato hanno tentato di attraversare i boschi e scalare le grandi montagne, spesso si sono trovate in difficoltà e giurano che un gigante è venuto in loro soccorso e tutti raccontano di questo incontro meraviglioso, ricordano quanto fosse forte e gentile, ricordano il profumo dell'aria che respiravano ed era tutta una magia di infinita bontà. Ma ricordano anche i suoi occhi e il suo dolore, che vi si rispecchiava dentro.
Ora: dicono che l'uomo ha emarginato, offeso e deluso il gigante.
Ma la nostra storia ci dice che lui crede ancora nell'uomo, non importa quello che ha subito.
Ai giorni nostri i suoi boschi e le sue montagne non sono più inaccessibili, ci sono strade, esistono sentieri, ci sono guide e ogni anno migliaia di persone camminano su questi sentieri e scalano le sue montagne.
Tutti vogliono incontrare una leggenda, uno spirito libero, un uomo buono, un uomo giusto.
Potete andare anche voi, il gigante è sempre là e se avete bisogno sarà sempre al vostro fianco.
Durante la notte dell'ultimo dell'anno tantissime persone seguono i sentieri delle grandi montagne. Spesso i bambini incontrano il gigante, il gigante crede ancora nei bambini e lui con occhi luminosi crede ancora in loro, forse un giorno saranno bambini diventati uomini cattivi oppure bambini diventati uomini buoni, al servizio dei più deboli. Lui non potrà mai sapere cosa o chi diventeranno ma augurerà un felice nuovo anno a tutti loro.

Davide Oldani

lunedì 29 ottobre 2018

Una visione del nulla con le possibilità del tutto.





Una giornata come tante, una domenica come tante, passata in balia della mia epilessia.
Giornate dove una crisi tira l'altra, come i cioccolatini.
Giornate che già conosco, minuti e ore che non passano mai, sdraiato nel letto di casa.
Giornate che si possono definire da “bollino rosso”.
Ti alzi solo ed esclusivamente per andare in bagno (accompagnato, naturalmente) e quando lo fai dovresti essere vestito come un giocatore da football americano.
Ma, anche in questa situazione, io, Davide, ho bisogno di trovare una scappatoia mentale, è vitale questo, non posso permettermi e non voglio solo l'oblio delle crisi.
La mia scappatoia è semplice, come un disegno infantile: una finestra aperta. Sono fortunato, vivo in campagna e quello che vedo dalla finestra è una collina, poi il cielo.
Forse può sembrare poca cosa, ma per me in quei momenti è tutto e il tutto diventa possibile fuori da quella semplice finestra.
E' il mio mondo, la mia vita, i mie sogni, le mie certezze, la mia dignità, il mio spirito di voler essere Davide ad ogni costo.
Fisicamente la malattia in questi “giri di giostra” è vincente, non posso nulla, ma tra un giro di giostra e l'altro la mia finestra è sempre aperta e quello che vedo, immagino, vivo, percepisco e amo è invincibile, è solo mio e non appartiene alla mia patologia.
Quanto potere, quanta energia in una piccola finestra...
Dicono che le finestre sono come dei quadri. No! Se osservi con attenzione non ci sono cornici, non ci sono colori, non ci sono soggetti in primo piano, non ci sono paesaggi o città.
E allora che cosa c'è? Il nulla?”
Ripeto, guarda bene e dimentica quello che vedi. Ora si, in questo istante c'è tutto quello che vuoi tu.”